Dopo tre anni di pianificazione, progettazione ed esecuzione lavori
Il ministro della Salute, Ferruccio Fazio, ha partecipato il 18 gennaio a Milano alla cerimonia
d'inaugurazione dell'Unità operativa di Medicina nucleare. Insieme con il ministro c'erano il
Presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, e il Rettore dell'Università degli studi di Milano,
Enrico Decleva, "ospiti" del direttore generale dell'Azienda ospedaliera San Paolo-Polo Universitario, Giuseppe Catarisano,
del direttore sanitario, Danilo Gariboldi e del direttore amministrativo Pier Luigi Sbardolini.
La nuova Unità operativa di medicina nucleare, i cui spazi sono stati completamente ristrutturati,
sarà d'ora in poi in grado non soltanto d'incrementare il numero delle prestazioni complessive
fornite agli utenti, ma anche d'ampliare la gamma delle stesse". Infatti alle due preesistenti
Gamma Camere, con un potenziale invariato di 5 mila prestazioni annue, si è venuta ora ad affiancare
una nuova PET-TC d'ultima generazione, indispensabile per la stadiazione di tumori frequenti (in primis
quelli al polmone, ma anche melanomi, linfomi, ecc.) e per il controllo dell'efficacia delle terapie
radioterapiche, oltre che nella diagnostica cardiologia e neurologica, con un potenziale aggiuntivo di 2 mila prestazioni l'anno.
La rinnovata Unità operativa di Medicina Nucleare dispone anche di un laboratorio per la preparazione di
radiofarmaci, già in linea con la legge nazionale che entrerà in vigore il prossimo mese di luglio.
Riferendosi al nuovo reparto di medicina nucleare, Formigoni ha sottolineato "la crescente centralità
del San Paolo, che può vantare una serie di primati, dovuti anche all'impegno, alla professionalità e
alla passione del personale che vi opera". "Con questa nuova apparecchiatura PET-TAC - ha aggiunto Formigoni -
siamo in grado di ampliare la gamma delle prestazioni. Si tratta di un segnale importante per i cittadini, che
hanno a disposizione strumenti in più e macchinari di ultima generazione".
Il presidente ha anche ricordato come la Regione sia impegnata per "l'integrazione tra tutti gli attori in campo
per travalicare le barriere tra diverse discipline, mettendo al centro la promozione della salute". E' necessario dunque
"integrare sempre di più il pubblico con il privato, l'università con il territorio, l'ospedale con il territorio e la cura con la ricerca".
"Regione Lombardia - ha proseguito Formigoni - si sta adoperando con il massimo sforzo, in collaborazione con tutti
i suoi atenei universitari, per promuovere e sostenere il sistema regionale della ricerca, dell'innovazione e del
trasferimento tecnologico". Proprio nell'ottica di questa alleanza di sistema, è stato firmato alla fine del 2009
con i 12 Rettori delle Università lombarde un importante accordo che prevede l'assunzione di impegni forti, a partire da
una significativo stanziamento di risorse pari a 60 milioni di euro, per favorire un ulteriore innalzamento della quantità
e della qualità del capitale umano all'interno del mondo universitario.
"Ci piacerebbe - ha aggiunto - destinare parte di questi investimenti anche alla formazione di giovani ricercatori
nel settore della medicina nucleare".
"Le collaborazioni pubblico-privato e universita'-ospedale - ha spiegato Fazio - sono strumenti importanti per gestire la sanita'
in modo virtuoso". "In questi giorni licenzieremo il bando da 100 milioni di euro per la ricerca finalizzata, basato sul sistema
del 'peer-review', quello in cui un comitato indipendente di esperti valuta i progetti candidati. E' previsto - ricorda Fazio -
che le Regioni mettano a disposizione il 50% dei finanziamenti solo a chi ha superato il vaglio" delle commissioni valutatrici.
"E' un riconoscimento - sottolinea - del ruolo delle Regioni nel campo della ricerca scientifica", universitaria e ospedaliera.
Parlando dei rapporti "in passato non sempre sereni" fra ospedali e università, il ministro evidenzia come "all'ospedale San
Paolo questi problemi sono stati ampiamente superati. Questo è un esempio per mettere a regime un rapporto basato sulla parità"
fra atenei e strutture sanitarie. Perché "la ricerca deve essere fatta sia dalle università che dagli ospedali", puntualizza Fazio.
L'Azienda Ospedaliera San Paolo-Polo Universitario dispone di 635 posti letto di degenza, per un bacino d'utenza di circa 500 mila
cittadini; eroga oltre un milioni di prestazioni l'anno ed è riconosciuto dal Ministero della Salute quale "Ospedale di rilievo Nazionale".
Vi lavorano 1788 persone, di cui 361 medici, 661 infermieri, 373 unità di personale di supporto all'assistenza e 393 tecnici/amministrativi.